QUANDO I "VU CUMPRA' " ERAVAMO NOI

Inquadramento storico
L'Italia paese di emigranti
Aspettative e sentimenti
Il Viaggio
Lavoro
La casa
Reazioni e Trasformazioni
Razzismo Discrimanazione Xenofobia
Criminalità
Lo sfruttamento
Testimonianze
Realizzato

 

“Quando i vù cumprà eravamo noi:

l’Italia da terra di emigranti a meta di immigrati”

Bigiotteria da "vu cumprà"
 

Oggetto

Il progetto s’inserisce all’interno di una didattica nuova e innovativa tesa a coinvolgere gli studenti nella riflessione su problematiche strettamente legate alla nostra contemporaneità da agganciare e inserire nella tradizionale programmazione scolastica di storia all’interno della quale risultano, in genere, del tutto disattese o non adeguatamente sviscerate. Il lavoro che intendiamo svolgere si prefigge, quindi, di mettere a fuoco e approfondire la conoscenza su uno dei fenomeni della storia contemporanea di più scottante attualità anche per il nostro paese, quello relativo ai flussi migratori. Nello specifico intendiamo affiancare l’indagine che, nell’ambito del Progetto Storia curato dalla prof. ssa Scavone, la V B Programmatori ha in cantiere di realizzare, quest’anno, sull’impatto prodotto nel nostro tessuto socio-ecconomico e culturale dall’arrivo sempre più massiccio di centinaia di migliaia di immigrati extracomunitari. Tale indagine, infatti, sarà da parte nostra completata e integrata, in una prospettiva di confronto puntuale, con uno studio sul fenomeno migratorio inverso, quello cioè che ha visto coinvolti, come soggetti agenti, proprio gli italiani, costretti per decenni a spostarsi alla ricerca di migliori condizioni di vita nei più disparati angoli del globo.In buona sostanza questa sorta di sinergia tra le due classi dovrebbe concretizzarsi in uno stringato ma quanto più possibile analitico ed esauriente raffronto tra i due   opposti processi migratori che,limitatamente al ‘ 900, hanno coinvolto il nostro paese: da una parte l’emigrazione dalle tante realtà regionali della penisola da parte dei nostri connazionali, sezione curata ,appunto, dalla V Serale nell’ambito dell’Area di Progetto; dall’altro quello,attualmente in corso, che da circa due- tre decenni vede ,al contrario, l’Italia meta di un consistente flusso migratorio, tematica trattata dalla V B Programmatori all’interno del Progetto Storia sopramenzionato .In questa prospettiva di collaborazione e condivisione di ricerche e risultati, saranno naturalmente auspicabili occasioni specifiche di indagine e incontro nelle quali siano coinvolte assieme le due classi o selezioni dei rispettivi alunni. Per quel che ci concerne,vista la vastità e complessità delle dinamiche legate all’emigrazione italiana, la quale, come è noto, nell’arco di più di un secolo, tra il 1860 e il 1960, ha coinvolto circa 24 milioni di individui indirizzandosi verso una grande pluralità di stati e regioni del pianeta, si è preferito ,tra le tante mete scelte dai nostri emigranti, puntare la nostra attenzione solo due di queste che, a parer nostro, appaiono paradigmatiche e particolarmente significative anche e soprattutto ai fini del raffronto sopramenzionato, raffronto che rimane il cardine su cui far ruotare le finalità ultime dei due progetti didattici.La prima meta riguarda l’emigrazione italiana verso gli USA tra la fine dell’800 e i primi decenni del ‘900, la seconda quella che si indirizzò negli 50, 60 e 70 del ‘900 verso i grandi distretti minerari e industriali di paesi nord-europei come la Germania, il Belgio o l’Inghilterra.

Il tutto visto e analizzato in una prospettiva che, partendo da un’iniziale quanto necessaria visione d’insieme diacronica riferita al sistema Italia nel suo complesso, tenda a restringere il suo campo d’azione, specificatamente, su una realtà socio-economica provinciale qual è quella del comprensorio vittoriese o ragusano.Cioè a dire, sia in riferimento all’emigrazione dall’Italia sia a quella per l’Italia si cercherà , per quanto sarà possibile dalle fonti a nostra disposizione, di focalizzare il fenomeno sulle dinamiche o l’impatto da esso assunto anche nella nostra specifica realtà territoriale.

Finalità

La finalità di fondo di questo progetto risiede, innanzi tutto, nell’opportunità didattica, da esso offerta, di coniugare il tradizionale studio teorico e la disamina di una problematica ricca di attualissime, amplissime e innumerevoli implicazioni socio-economiche, come sono da considerare i flussi migratori (evento di portata macroscopica via via che il processo di globalizzazione si espande a livello planetario) con un’indagine sul campo, non meramente teorica ma pratica, condotta dai nostri studenti sulla stessa realtà in cui vivono e sono inseriti, e in tal senso capace di stimolarli ancora di più a farsi soggetti attivi e agenti di un sapere non subito passivamente ma da loro costruito e partecipato.Per questa via si vorrebbe così intraprendere un’azione didattica innovativa che abbia come obiettivo quello di dare agli studenti nuovi stimoli conoscitivi e un diverso grado di consapevolezza su tematiche di grande attualità, in genere disattese o superficialmente trattate nei programmi curriculari.

Ma un altro, non certo secondario, fine ci si prefigge dalla realizzazione di questo lavoro. Come si evince dal titolo scelto, provocatorio ma a parer nostro positivamente esplicativo, lo scopo del progetto verte, fondamentalmente, su un concetto semplice ma indubitabilmente vero, cioè a dire che sempre vigile e attenta in una società civile, quale noi reputiamo la nostra, deve essere tenuta la coscienza storica, soprattutto da parte di istituzioni come la scuola deputate alla formazione dei giovani. Solo grazie ad una coscienza storica collettiva viva e vitale si può sperare di valutare nel migliore dei modi e nella giusta prospettiva critica la realtà in cui viviamo e agire di conseguenza se si vuole raggiungere il duplice scopo da una parte di una gestione giusta e ottimale del nostro presente e, dall’altra, di un’oculata progettazione del futuro nostro e   delle giovani generazioni. Insomma, historia docet appare, in tutta evidenza, un principio più che mai valido e necessario ai fini del raggiungimento di un progresso effettivo del vivere civile. Nel caso del fenomeno che vede l’Italia come meta di emigranti bisognosi, spesso disperati, provenienti dai più disparati e arretrati angoli del mondo, la stessa cronaca giornaliera, nel suo continuo registrare episodi di cieca e brutale intolleranza, ci rende evidente come tale direttiva o principio “morale” appare più che mai disatteso dalla o all’interno della società italiana, società che si sta macchiando delle stesse colpe o degli stessi sbagli di cui fino a pochi decenni fa gli stessi italiani, sparsi anch’essi in tutti gli angoli del pianeta, erano fatti bersaglio. Con questa iniziativa didattica si spera, quindi, di far prendere coscienza nei nostri studenti dei problemi, spesso drammatici, inerenti all’emigrazione alle soglie del III millennio, facendo loro “toccare con mano”cos’è e cos’era la condizione dell’emigrante affinché in chi, come loro, vive una condizione di vita privilegiata, si inneschino sentimenti dovuti di comprensione, tolleranza, solidarietà, le sole armi che possono permettere la realizzazione di un’effettiva e positiva integrazione tra popoli e culture differenti. Questo nella convinzione, da noi unanimemente condivisa, che solo l’integrazione sia la soluzione, la sola chiave di volta possibile, di un fenomeno di per se inarrestabile, almeno fino a quando continueranno a persistere, nell’indifferenza o nella solidarietà ipocrita e di facciata dei paesi ricchi, le condizioni estreme di disagio e miseria, paura e oppressione che lo innescano spingendo, come un fiume in piena, queste masse di diseredati a cercare e ottenere altrove le condizioni minime di una vita veramente degna di essere vissuta; fenomeno che non si può né si potrà mai arrestare o risolvere innalzando i tetri quanto inutili muri, non solo fisici, di mattoni e filo spinato, dell’intolleranza e dell’egoismo particolaristico. Solidarietà e integrazione appaiono a tutti noi gli unici mezzi praticabili e auspicabili per una   soluzione equa del problema, ma se la solidarietà è indissolubile dalla pietà e dal rispetto per i propri simili, l’integrazione è di per sé imprescindibile dalla conoscenza e dalla presa di coscienza sulle radici o sull’essenza culturale e storica nostra e del nostro prossimo; in tale assioma risiedono e si coagulano lo scopo e la vera ragion d’essere del progetto.