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INTERVISTA AD UN EMIGRANTE E SUA TESTIMINIANZA DIRETTA.

 

 

1.      Nome: SIGGIA ANDREA.

 

2.      Età e data di nascita: 28/10/1938.

 

 

3.      Luogo di nascita: VITTORIA.

 

4.      Situazione familiare, livello d’istruzione acquisita e lavoro svolto prima della partenza dall’Italia.

 

Come era composta la vostra famiglia? Quale attività svolgevano i suoi membri?

I miei genitori più quattro figli. Mio padre e i suoi due figli maschi erano agricoltori.

 

Quali scuole aveva frequentato in Italia?

Avevo frequentato tre anni di elementari più due di elementari serali.

 

Quale lavoro o attività svolgeva in Italia?

Anche io ero un agricoltore.

 

5.      Le condizioni socio-economiche del luogo d’origine.

 

Come giudica le condizioni di vita della popolazione nel suo paese di origine prima della sua partenza?

Pessima, molto negativa.

 

Cosa si sente di dire sulla società in cui viveva? Sull’economia?Sulla politica?

Era una politica menefreghista ,se non assente, nei confronti delle condizioni dei cittadini, del popolo. C’era la destra, la DC al potere. Praticamente era in vigore  un’economia di sussistenza, molto  precaria, ci si doveva arrangiare con lavoretti precari, fatti qua e là,per racimolare qualche soldo.

 

6.      Motivazioni alla partenza e aspettative.

 

Cosa l’ha spinto ad andare via dal suo paese d’origine?

Mi ha spinto la speranza di una vita migliore, senza gli stenti patiti fino ad allora.

 

E’ stata una decisione presa di sua iniziativa o qualcuno l’ha consigliato?

E’ stata una iniziativa mia, dettata dalla speranza e da quello di positivo che sentivo dire da altri emigranti sulla Germania.

 

Cosa si aspettava di trovare di diverso in Germania?

Essenzialmente una diversa collocazione lavorativa che potesse risollevare le finanze, allora molto stentate, mie e della mia famiglia.

 

7.      Data di partenza dall’Italia.

 

Quando è partito dall’Italia?

Sono partito il 20 maggio del 1960

 

E’ partito da solo? Se no, con chi?

Sono partito con alcuni amici che avevano fatto la mia stessa scelta.

 

 

8.      Modalità e tempi del viaggio.

 

Come ha organizzato il viaggio?

Da quale località è partito?

Quale mezzo ha utilizzato.

Come si è svolto il viaggio e quanto è durato?

Chi erano e da dove provenivano i suoi compagni di viaggio?

Sono partito con un regolare contratto di lavoro da assolvere in una masseria tedesca. Io e i miei compagni siamo partiti da Vittoria in treno. Il viaggio è durato una settimana ma prima ci siamo dovuti fermare a Napoli per circa tre giorni per essere sottoposti alle  visite mediche richieste per l’espatrio. Queste visite dovevano appurare se eravamo abili o meno al lavoro cui eravamo stati assegnati. Chi andava in Germania doveva farle, era obbligatorio.

 

9.      L’arrivo e le immediate procedure d’accoglienza.

 

In quale località del nuovo paese è arrivato?

Come si è svolta la procedura  di accoglienza?

Ritiene di aver ricevuto un buon trattamento in queste circostanze?

C’era qualcuno di sua conoscenza ad attenderlo?

Dopo una settimana di viaggio siamo arrivati nei pressi di Munster, nella regione della Vestfalia, dove ad accoglierci c’erano i nostri datori di lavoro che ci hanno accompagnato nei posti a noi assegnati. Il trattamento sembrava dapprima buono ma poi la situazione ,resa quasi insostenibile dalla lontananza da casa , dal fatto di non avere nessuna conoscenza e dalla presenza di un datore di lavoro avaro , si concretizzò in un rapporto pessimo.

 

10.  Il lavoro: settori d’impiego, condizioni materiali, retribuzioni e forme contrattuali.

 

Quale lavoro o quali lavori ha svolto una volta arrivato?

I più svariati, dalla raccolta e trebbiatura del frumento alla raccolta delle barbabietole.

 

Ha sfruttato le sue competenze lavorative e/o scolastiche o ha iniziato a svolgere attività completamente nuove?

All’inizio ho svolto attività inerenti alle mie competenze in agricoltura poi sono passato a lavorare in una industria, un lavoro completamente nuovo per me.

 

Con quanta facilità o difficoltà e tramite chi lei ha trovato lavoro?

Ho trovato questo mio primo  lavoro tramite l’agenzia di collocamento.

 

Gli italiani svolgevano più o meno tutti gli stessi tipi di lavoro o c’erano differenze, ad esempio tra gli emigranti meridionali e quelli del Settentrione?Quali erano le attività in cui erano maggiormente impiegati gli italiani?

In Vestfalia c’erano in maggioranza emigranti meridionali, impiegati soprattutto come manovalanza agricola per ciò che attiene agli uomini , mentre i lavori di sartoria erano tipici per le  donne.

 

Quali differenze o tratti comuni ha riscontrato rispetto all’Italia per quanto riguarda i salari e i contratti di lavoro?

Rispetto alle condizioni salariali presenti in Italia , in Germania potevamo riscontrare notevoli vantaggi, consistenti differenze economiche e rapporti contrattuali migliori.

 

Per quanto riguarda la tutela dei diritti del lavoratore (infortuni, pensioni, assicurazioni, ferie ecc)   e le retribuzioni gli italiani erano trattati allo stesso modo dei tedeschi o c’erano differenze?In quest’ultimo caso, secondo lei, si poteva parlare di sfruttamento?

I diritti erano sulla carta uguali sia per noi immigrati sia per gli abitanti del luogo ma , in pratica, gli italiani venivano spesso trattati con meno riguardo. Nello specifico , ricordo che durante il pranzo o la cena noi immigrati venivamo lasciati soli e il cibo ci veniva razionato , quattro fette di pane al giorno più brodini vari, mentre ai tedeschi davano salame e insaccati a volontà. Anche per questo motivo ,dopo un pò ,come ho accennato poco prima, ho cambiato lavoro  e sono andato in città, a Saarbrucken, in una fonderia dove le ore lavorative erano ridotte a otto ore sindacali rispetto alle undici della masseria. Qui ,veramente, noi immigrati eravamo trattati allo stesso identico modo dei tedeschi per quanto riguarda diritti e retribuzioni.

 

11.  La casa e gli insediamenti.

 

E’ stato facile trovare un alloggio una volta arrivato?

Ha riscontrato, lei o persone di sua conoscenza, delle discriminazioni nei suoi riguardi da parte dei locatori?

Ho trovato facilmente un alloggio grazie all’aiuto di mio fratello, già integrato nell’ambiente. Sostanzialmente  il rapporto con il locatore non era discriminatorio nei nostri riguardi anche se qualcuno, nostalgico del regime nazista, aveva idee o tendenze razziste.

 

Quali erano le condizioni delle abitazioni in cui alloggiavano gli italiani? Migliori o peggiori rispetto all’Italia?

Tutto sommato gli alloggi si presentavano migliori rispetto a quelli cui eravamo abituati in Italia, anche se erano di dimensioni modeste e spesso con bagni comuni.

 

E’ vero che gli italiani, come gli immigrati di altre nazionalità, tendevano a concentrarsi negli stessi quartieri?Se sì:

§         perchè secondo lei?

§         continua ancora questa tendenza?

§         quali erano le condizioni abitative di questi quartieri per quanto riguarda i servizi (scuole e biblioteche, ospedali, consultori, centri di associazione e ricreazione ecc)?  

 

A differenza di altri paesi meta di una massiccia emigrazione dal nostro paese , gli immigrati italiani in Germania, o almeno nella regione  dove vivevo io, non si concentravano nelle stesse zone. Il quartiere dove risiedevo io si presentava pieno di servizi, per esempio l’ospedale, parchi giochi, luoghi di ristoro, strade pulite e illuminate, mercatini rionali, scuole ecc Molto più di quanto si poteva sperare a Vittoria.

 

12.  L’ambiente socio-economico del paese ospite e la legislazione sull’immigrazione in esso vigente.

 

Quali erano le principali direttive della legislazione sull’immigrazione cui dovevate attenervi e che dovevate rispettare?

La legislazione tedesca sul lavoro si estendeva anche ai lavoratori immigrati senza particolari discriminazioni rispetto ai lavoratori tedeschi; ovviamente per gli immigrati colpevoli di comportamenti illeciti o illegali era prevista l’espulsione immediata dal paese .

 

Come giudica l’ambiente socio-economico del paese ospite?Era disponibile e ospitale o più o meno ostile? Quali erano i suoi pregi e i suoi difetti principali?

L’ambiente socio-economico si presentava abbastanza favorevole e aperto con  la gente  educata e disponibile al dialogo.

 

 

 

 

 

13.  La discriminazione e il razzismo.

 

Quale era l’atteggiamento degli americani nei confronti degli immigrati?

Ha mai subito, lei o qualcuno di sua conoscenza o gli italiani in genere, discriminazioni o atteggiamenti a sfondo razzista da parte dei locali?Se sì,

§         potrebbe raccontarne qualcuno?

§         quali erano o sono tuttora i luoghi comuni più diffusi sugli italiani tra la popolazione locale?

§         quali erano o sono tuttora le espressioni più offensive?

Posso dire che l’atteggiamento dei tedeschi nei nostri confronti era naturale se non cordiale. Per quella che è la mia esperienza personale , non mostravano eccessivi pregiudizi o discriminazioni. Alcuni abitanti del luogo nutrivano però un pò di riserve su qualche italiano , additandolo come mafioso ( un luogo comune d’altronde affibbiato alla Sicilia in tutto il mondo , non solo in Germania)  o ripetendo scherzosamente epiteti come “siciliano troppo geloso”. In particolare, ricordo che una volta alcuni tedeschi nostalgici del Nazismo, in un momento di nervosismo , mi accusarono , ed in generale questo insulto era rivolto a tutti gli italiani, di essere FARETER ( traditore), riferendosi al cosiddetto voltafaccia  operato verso Mussolini e Hitler dal re d’Italia e dagli italiani in generale ,dopo l’8 settembre , nella seconda guerra mondiale.

 

14.  La religione.

 

La maggior parte degli italiani immigrati in questo paese si riconosceva nella religione cattolica?

Che ruolo aveva nella loro vita?

Vede delle differenze rispetto all’Italia nel grado di attaccamento alla religione da parte degli italiani immigrati in questo paese?

Si riteneva importante impartire un’educazione cattolica ai propri figli?

Riguardo a questi ultimi punti, secondo lei, esistono delle differenze tra la prima e le ultime generazioni di immigrati?

Il cemento che faceva da collante a tutti gli immigrati italiani, sia del nord che del sud, era proprio la religione cattolica che anche qui, come in Italia, era molto seguita e considerata. Ogni famiglia,inoltre, tendeva a dare alla propria prole un’educazione tradizionale, in linea con i canoni e valori familiari tipici della nostra società.

 

15.  Il ruolo e la condizione della donna nel paese d’origine e nel paese ospite.

 

Ha riscontrato differenze nella vita delle donne italiane immigrate rispetto alla situazione lasciata in Italia? Ad esempio:

§         Rimanevano in casa ad accudire alla famiglia o trovavano un lavoro?

§         Frequentavano la scuola fino ai gradi superiori dell’istruzione o si accontentavano di un’istruzione di base.

§         All’interno della famiglia o della comunità erano e si sentivano più libere rispetto alla loro situazione in Italia?

 

La condizione della donna era molto diversa da quella che vigeva in Italia, a Vittoria, da dove ero partito. Infatti , in Germania la donna non era vista solo ed esclusivamente come mamma e casalinga ma anch’essa si prestava ,spesso e volentieri, a lavorare fuori casa. Le donne del luogo già potevano accedere a gradi alti dell’istruzione superiore rispetto alle donne italiane , soprattutto a quelle del meridione, che a quei tempi arrivavano ,si e no, alla licenza elementare. Diversamente dalle donne siciliane, le tedesche erano molto emancipate e , almeno alcune, già donne in carriera. In questo nuovo ambiente le immigrate si sentivano molto più libere rispetto al paese d’origine sia nel modo di vestire sia, anche, nel relazionarsi con l’altro sesso, senza più accettare di sottostare passivamente a quegli assurdi pregiudizi che tanto caratterizzavano la loro vita nel Mezzogiorno.

 

16.  La famiglia nel paese d’origine e nel paese ospite.

 

Rispetto alla situazione lasciata in Italia ha riscontrato differenze nella vita e nella struttura della famiglia nella comunità degli immigrati italiani? Se sì, quali le più significative?

Quanto era ed è importante il valore della famiglia tra gli immigrati italiani?

C’era o c’è la tendenza a sposare un partner italiano o i matrimoni con non italiani erano o sono frequenti e normalmente accettati?

Il valore della famiglia era molto importante ,anche ,quasi,  per reazione o per paura  di fronte al fatto che nel paese ospite non c’era un reale attaccamento a quei valori familiari così sentiti invece dagli italiani. Ovviamente , data la frenesia della vita e gli orari del lavoro, i ruoli che in Italia da sempre erano considerati appannaggio esclusivo del sesso debole, ( la donna regina del focolare che aspetta a casa il marito accudendo i figli) venivano stravolti e messi in discussione. Mi rendevo conto che il modo di vivere dei tedeschi ,più aperto e disinvolto, aveva influenzato ,più o meno pesantemente, i modi tradizionali di vivere degli italiani , anche quelli di prima generazione. I matrimoni però ,solitamente,  avvenivano tra connazionali e raramente al contrario,ma questo soltanto perchè c’erano gusti e usanze diverse rispetto ai tedeschi.

 

17.  L’integrazione e/o grado di assimilazione dell’emigrante nella società ospite (lingua e formule culturali) tra I, II, III generazione.Nuovo status sociale dell’emigrante nel paese ospite.

 

Gli immigrati italiani imparavano subito il tedesco? Dove e in che misura si tendeva a parlare in dialetto o in italiano?

Ci sono differenze tra la prima e la seconda generazione o la terza nel grado di conoscenza del tedesco e dell’italiano?Se sì, quali sono, secondo lei, le cause?

Le istituzioni locali fornivano i mezzi per imparare la nuova lingua?Ad esempio, organizzavano corsi di tedesco per gli immigrati?

Ritiene che gli immigrati italiani abbiano accettato la cultura e il modo di pensare della nuova società o hanno fatto resistenza mantenendo i propri costumi e il proprio modo di pensare?Quali sono da questo punto di vista le differenze tra la prima, la seconda e la terza generazione?

Quanto è cambiata rispetto all’Italia la situazione sociale ed economica degli immigrati?

Quanto è cambiata rispetto alla prima generazione di immigrati la situazione sociale ed economica degli italiani di seconda e terza generazione?

La lingua tedesca, idioma di per se difficile, veniva facilmente assimilata dall’emigrante italiano grazie a corsi di lingua istituiti per lo più dai titolari delle fabbriche dove essi lavoravano. Ovviamente, dai figli di immigrati nati in Germania, dalla seconda generazione in poi, il tedesco veniva ancor più facilmente assimilato e , logicamente, l’italiano andava scomparendo nell’uso quotidiano. Tuttora le nuove generazioni tendono a parlare un italiano zoppicante  o non lo riescono a parlare completamente. Come la lingua, anche la situazione socio-economica riscontrabile tra la prima e la seconda generazione è ben diversa perchè questa ultima è predisposta allo studio o all’intraprendenza economica rispetto ai padri o ai nonni di qualche decennio prima. Il loro grado di assimilazione alla mentalità e ai costumi, al modo di vivere dei tedeschi è pressoché completo, a differenza della prima generazione che non ha mai ,veramente, tagliato i ponti con la società e la cultura di provenienza.

 

18.  La criminalità.

 

Quanto sono state o sono presenti le organizzazioni malavitose nelle comunità di immigrati italiani?

Quanto ritiene abbia danneggiato questo l’immagine degli immigrati italiani nel paese d’accoglienza?

Era o è frequente il delinquere tra gli immigrati italiani?

C’erano pregiudizi sugli italiani da questo punto di vista?E’ mai capitato a voi o a qualcuno di vostra conoscenza di essere additato come mafioso?

Per quanto riguarda le implicazioni inerenti all’ordine pubblico e alla sicurezza, la severità delle norme tedesche faceva si che si verificassero solo sporadici episodi di criminalità attuati da immigrati italiani. Almeno a mia memoria. Non ricordo alcuna organizzazione malavitosa operante in Germania o nella regione in cui mi ero stabilito e vivevo, organizzazioni che, invece, erano presenti in altri paesi europei e non. Per fortuna il clima sociale era di ottimo livello per quanto riguarda , appunto, la sicurezza pubblica.

 

19.  La vita quotidiana: tempo libero, alimentazione, abbigliamento.

 

Come, dove e con chi gli italiani passavano il proprio tempo libero?

Che tipo di musica o generi culturali preferivano?

Per quanto riguarda l’alimentazione gli immigrati italiani hanno accettato subito e volentieri le consuetudini locali o hanno conservato tenacemente le proprie?

Anche nell’abbigliamento si sono fatti influenzare dal nuovo ambiente, e mi riferisco in particolar modo alle donne, o si sono attenuti ai costumi originali?

Il tempo libero si passava in qualche birreria, giardino pubblico o a casa di altri connazionali per guardare la TV o giocare a carte. La musica e la cultura preferite restavano quelle di appartenenza anche se si cominciava ad apprezzare i generi locali. Nell’alimentazione ,invece, si seguiva tenacemente a preferire i piatti della propria terra, pasta, formaggi e olive, tipici della dieta mediterranea.

 

20.  I rapporti dell’emigrante con la madrepatria e la sua cultura tra I, II, III generazione.

 

Gli immigrati italiani hanno continuato a mantenere rapporti stabili con la società e la famiglia di origine?

E’ sempre stato forte il desiderio di ritornare?

Che differenze ci sono, da questo punto di vista, tra la prima, la seconda e la terza generazione?

Tutti noi immigrati avevamo sempre caro il desiderio di mantenere rapporti stabili con la famiglia di appartenenza ma la voglia  di ritornare era più sentita in quelle persone che non riuscivano integrarsi completamente. A questo proposito, la seconda e la terza generazione si differenziavano totalmente perché una volta trovato lavoro difficilmente si pensava a ritornare in Italia, anche in considerazione del fatto che la realtà meridionale non avrebbe consentito la stessa stabilità economica che si era riusciti a trovare in Germania.

 

21.  L’emigrazione di ritorno.

 

Quanti sono, tra le sue conoscenze, gli immigrati che hanno deciso di ritornare in Italia?

Quando e perché, secondo lei, si decide di fare questo passo?

Quali conseguenze porta, per esempio all’interno della famiglia costituita nel paese d’accoglienza, la decisione di ritornare in patria?

Tra i miei connazionali emigrati con me in Germania pochi sono ritornati a Vittoria. O perché troppo nostalgici della propria famiglia o perché privi di spirito di innovazione o adattamento. La decisione di tornare in patria spesso portava ad inevitabili crisi fra i membri della famiglia. A chi decideva di ritornare, in genere i genitori, si contrapponeva il desiderio degli altri , i figli, di rimanere perché in Germania la vita si presentava più confortevole, sicura e dignitosa rispetto alla situazione di precariato o di scarsa remunerazione presenti nella realtà produttiva ed economica del paese di origine.