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L’IMPATTO DEGLI EMIGRANTI CON LA NUOVA SOCIETA’ E I MUTAMENTI SOCIO-CULTURALI.

L'alimentazione


La dieta dei contadini alla fine del diciannovesimo secolo era molto povera, composta prevalentemente da legumi e cereali. In Calabria essa era composta da pane, olio d'oliva e verdure a mezzogiorno, a cena polenta fagioli o patate, la carne presente solo nelle grandi occasioni. Pane di farina di lenticchie ed erbe selvatiche scondite negli anni carestia (Branca, 1883). In un anno un contadino siciliano consumava: quattro ettolitri di frumento, trecentosessanta litri di vino, quaranta chili di formaggio (ricotta), 80 chili di pasta, quindici chili di riso, un chilo di carne (Damiani, 1884). Anche in Puglia la dieta era composta da cereali, olio d'oliva, fagioli, mais, carrube. Per condire gli alimenti acqua di mare giacché il sale era molto costoso (Angeloni, 1884,). La dieta di un giornaliero a Monteleone, Calabria, era composta da un chilo e due etti di pane di mais, una sardina sotto sale, patate o verdure bollite, un soldo di sale e olio" (Morabito, 1883,).

La dieta degli uomini era di solito migliore di quella delle donne e dei bambini, dal momento che quando lavoravano lontani da casa una parte della retribuzione era costituita dai pasti. In un paese vicino ad Avola, in riferimento ai rapporti all'interno della famiglia, si  notava che le donne "devono rivolgersi ai loro mariti col "voi"" e servirli a tavola; inoltre: il lunedì quando il capofamiglia parte per andare a lavorare nel latifondo dove si tratterrà fino alla domenica: "insacca tutto il pane che trova lasciando la famiglia a nutrirsi di crusca" (Damiani, 1884,).

Phyllis H. Williams, sociologa di Yale, in uno studio del 1938, South Italian Folkways in Italy and America, che esamina le condizioni di vita degli italiani prima e dopo l'emigrazione negli Stati Uniti, descritta la dieta italiana, passa ad illustrare le condizioni alimentari statunitensi introducendo il discorso con le seguenti parole: "Solo tenendo conto di questi particolari si può valutare la rivoluzione che l'emigrazione negli Stati Uniti effettuò nell'economia domestica" (Williams, 1938,).

Anche Sophonisba Breckinridge nel suo classico studio, New Homes for Old, scritto nel 1921, che riporta le diete degli immigrati dei diversi gruppi etnici, testimonia il cambiamento avvenuto, pur dando maggior peso alle continuità. Per gli italiani descrive la dieta di una famiglia siciliana di Palermo. La famiglia è composta da quattro bambini che vanno dai dieci mesi ai sette anni. L'autrice afferma: "sono stati in America per più di venti anni (si può presumere che vi siano giunti alla fine dell'Ottocento) ma la loro dieta è cambiata di poco" (Breckinridge, 1921,). Se paragoniamo la dieta americana a quelle appena riportate notiamo invece che ci furono degli enormi cambiamenti, anche se i cibi e gli ingredienti sono gli stessi che in Italia. Per quello che riguarda l'alimentazione, in America era festa tutti i giorni: in primo luogo c'era la colazione composta da caffé, cioccolata, toast, biscotti italiani "per i bambini pane e latte o fiocchi d'avena e latte", carne, insalata, pane e frutta per pranzo, spaghetti, peperoni ripieni, pane e frutta per cena troviamo elencati nel menu estivo del lunedì. La dieta cambiava ogni giorno e comprendeva sempre carne o pesce e frutta, più varie verdure. La domenica era più ricca: maccheroni fatti in casa con salsa di pomodoro, vitello stufato, pannocchie di granturco, melanzane, pane, macedonia (Breckinridge, 1921,). Una delle lamentele più diffuse delle assistenti sociali americane nei confronti degli italiani era che la loro dieta fosse troppo costosa, sebbene salutare, poiché utilizzavano molti prodotti di importazione come l'olio d'oliva e i formaggi (Tirabassi, 1989,).

I relatori di un’inchiesta ( Inchiesta Faina) ,  condotta nel primo decennio del Novecento, quando l'emigrazione era un fenomeno di grandi dimensioni nell'Italia del Sud, notarono che nelle regioni a maggior emigrazione la dieta era migliorata: era comparsa la carne nel sugo dei maccheroni alla domenica e si era avuto un aumento di macellazione di maiali. Gli effetti economici dell'emigrazione si facevano sentire e l'alimentazione costituisce un buon esempio di come si realizzarono le aspettative attraverso l'emigrazione pur senza allontanarsi dalla tradizione. O meglio, come acutamente notava Williams: "I cambiamenti che si verificarono rappresentavano un tentativo di imitare le classi agiate italiane piuttosto che gli americani" (Williams, 1938,).