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Emigrazione. Intolleranza e xenofobia
New York: Little Italy all'inizio del Novecento
Dopo più di un secolo di emigrazione in molte Nazioni del mondo il senso di appartenenza etnico dei discendenti degli Italiani nei confronti del loro paese d'origine non solo si è conservato ma adesso è incentivato e coltivato, dal Canada, al West Virginia, dall'Argentina alla Germania; basti pensare all'autoidentificazione di più di 14 milioni di cittadini statunitensi con l'Italia. Alcuni Paesi come il Canada sono ormai strutturalmente multi culturali, ed il pluralismo culturale del mondo anglofono ha indubbiamente favorito il perdurare di rapporti privilegiati con il paese d'origine. La Lingua Italiana è attualmente una delle più studiate al mondo, il diffondersi della dieta mediterranea, del design italiano, la indiscutibilità del nostro patrimonio Artistico e Culturale sembrano aver consolidato il senso di appartenenza etnica delle generazioni di discendenza Italiana all'estero.
Soprattutto all'inizio del grande esodo gli Italiani furono oggetto oltre che di
sfruttamento di numerosi episodi di xenofobia. In alcuni paesi anglofoni, come
in Australia, dopo una prima fase, a cavallo del Novecento, in cui l'ingresso fu
vissuto positivamente, vennero addirittura montate campagne xenofobe, sfociate
in Commissioni di inchiesta, volute dai locali per dimostrare la pericolosità
sociale di un eccessivo incremento della presenza italiana. La xenofobia ideologica ebbe molte forme: "abbiamo all'incirca in questa città trentamila italiani, quasi tutti provenienti dalle vecchie province napoletane, dove, fino a poco tempo fa, il brigantaggio era l'industria nazionale. Non è strano che questi briganti portino con se un attaccamento per le loro attività originarie" era scritto sul "New York Times" il 1° gennaio 1894; la violenza veniva indicata quindi come un prodotto di importazione, connaturato alla cultura e alla tradizione degli immigrati Italiani. Gli Italiani del Meridione erano accusati di essere sporchi, rumorosi, arretrati come qualità della vita e nelle relazioni interpersonali, e di praticare rituali religiosi primitivi, di trascurare l'istruzione dei figli, di costringere in una condizione di assoluta subordinazione la donna all'interno della famiglia. I Siciliani erano inseriti nel censimento del 1911 come "non white", non bianchi, di pelle scura e comunque le statistiche censivano separatamente gli Italiani del Nord e quelli del Meridione come appartenenti a due razze diverse: una "celtica" e l'altra "mediterranea". In Brasile la presenza Italiana era così forte da generare conflitti con i brasiliani di altra provenienza. Gli Italiani venivano considerati commercianti disonesti al punto da definirli e chiamarli "carcamano" dal gesto di calcare la mano alterando il peso misurato dalla bilancia. Come appellativo dispregiativo verso gli italiani negli Stati Uniti venivano usati anche epiteti come "dago" e "wop" ( Italiano o straniero dalla pelle scura, usato in senso dispregiativo anche per Portoghese, Spagnolo, Messicano). In Australia il colore della pelle mediterranea dei meridionali fu un evidente fattore discriminante: i siciliani furono considerati 'semi-coloured', come nel censimento Statunitense del 1911, dove erano definiti "non white". Il primo Governo in carica in Australia, collegato a quello Inglese, tendeva a formare una società di etnia anglo-celtica operando un programma politico definito della "White Australia". |