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Shelley: Tribù di schiavi
Nell'immagine, il poeta inglese Percy B. Shelley, autore di sprezzanti giudizi
sugli uomini ("possono a stento definirsi tali: sembrano una tribù di schiavi
stupidi e vizzi, e non penso di aver visto un solo barlume di intelligenza nel
loro volto, da quando ho attraversato le Alpi") e le donne d'Italia: "Forse le
più spregevoli fra tutte quelle che si trovano sotto la luna; le più ignoranti,
le più disgustose, le più bigotte, le più sporche." I racconti del Gran Tour,
che descrivevano il nostro come un paese di mendicanti, puttane, ruffiani,
sozzoni e briganti, furono determinanti nel creare gli spaventosi stereotipi che
accolsero i nostri emigranti al loro arrivo nei paesi dove cercavano di fare
fortuna.

Cattolici? Pieni di
pidocchi
Willian Hazlitt, un polemista vissuto tra il Settecento e l'Ottocento, ela
plastica dimostrazione di come si possano dire le stupidaggini con stile assai
brillante.
Nel saggio "Il caldo e il freddo" arrivo a teorizzare che i protestanti sono
puliti, i cattolici sozzi. E in particolare sono luridi gli italiani: forse
perche "di fatto sono meno scrupolosi, e mandano giu tutto cio che viene posto
davanti a loro, in materia di fede come in altre cose". Non basta: "Vanno in
giro pieni di parassiti, ma la cosa non li fa soffrire ne sentire a disagio. Per
le vie e le strade maestre, danno apertamente la caccia alla preda abituale in
mezzo ai ricci aggrovigliati, senza manifestare vergogna o disgusto. Il pettine
e un'invenzione dei nostri climi nordici."

Dickens, assediato dai
questuanti
Charles Dickens, con i suoi reportage sul "Daily Mirror" del 1844 poi raccolti
in "Visioni d'Italia", diede un contributo centrale alla diffusione degli
stereotipi sugli italiani. Visti troppo spesso come ladroni, prostitute,
questuanti, tagliagole. Basti ricordare la descrizione di Pisa: "Con la sua
torre, e la settima meraviglia del mondo", ma "puo pretendere di essere almeno
la seconda o la terza per i mendicanti che vi si incontrano. Questi appostano lo
sfortunato visitatore a ogni svolta, lo scortano a tutti gli usci dietro i quali
si dilegua e giacciono in attesa di lui, con grande stuolo di rincalzo, a ogni
porta per dove sanno che dovra uscire. Il cigolio dei cardini e segnale a un
grido generale; e il momento in cui egli appare, vien circondato e assalito da
mucchi di stracci e di corpi deformi."

Camorristi e mafiosi a
passeggio
Nella illustrazione di un giornale dell'epoca, tratta dal libro "Vendetta" di
Richard Gambino (Sperling & Kupfer 1975), una scena di vita nel quartiere
italiano di New Orleans. La didascalia originale diceva: "Attraversate il
quartiere italiano di una qualsiasi grande città e non mancherete di trovarvi in
mezzo alla Camorra e alla Mafia"

Italiani? Di origine
abissina
Nella foto, Giuseppe Sergi, uno dei grandi antropologi italiani (il più famoso
fu Cesare Lombroso) di fine Ottocento. Fu lui, con Luigi Pigorini, a teorizzare
che l'Italia era stata colonizzata in tempi antichissimi da una popolazione
africana, probabilmente abissina.
Furono proprio i loro studi, secondo la studiosa francese Bénedicte Deschamps, a
confermare gli xenofobi americani nella loro convinzione che gli italiani
fossero una razza "per metà bianca e per metà negra".

Santi e Madonne neri:
italiani negri!
Nella foto di Alfonso Bugea il santo più amato della Sicilia Occidentale, San
Calogero, il quale secondo la tradizione era un monaco africano di colore,
guaritore, dotto, protettore del raccolto, che girava raccogliendo elemosina per
gli appestati. Anche la devozione a santi neri o a Madonne nere quali quelle di
Loreto, di Viggiano, di Tindari o di Siena o
ancora a Cristi neri come quelli di Crema e di Siculiana, veniva usato dai
razzisti americani a sostegno della "negritudine" della "razza italiana".

Sopra arii, sotto negroidi
Nella mappa, il 45° parallelo nord che taglia orizzontalmente la pianura padana.
Il rapporto della Commissione sull'immigrazione americana, nel Dictionary of
Races and Peoples, stabilì a cavallo degli Anni Venti del Novecento, con demente
"scientificità", che "tutti gli abitanti della penisola propriamente detta così
come le isole della Sicilia e della Sardegna [...] sono italiani del Sud. Anche
Genova fa parte dell'Italia del Sud". La frontiera tra i due mondi, per gli
xenofobi più invasati, era il 45° parallelo nord, che sta esattamente a metà
strada tra il Polo Nord e l'Equatore. Esempio straordinario di come la pretesa
di dimostrare "scientificamente" la superiorità di una razza su un'altra possa
rivelarsi, al di là di ogni giudizio morale, assolutamente ridicola.

Rossi, sindaco col fez?
Angelo Rossi fu forse il piu noto degli italiani colpiti dalla
campagna scatenata dopo lo scoppio della guerra contro la nostra
comunita, additata come "Quinta Colonna" del fascismo, campagna che porto alla
definizione di 600 mila italiani ancora privi di passaporto come <alien enemies>
e all'internamento di migliaia di loro. Nato a Volcano, in California, figlio di
un immigrato genovese, grossista di fiori, era stato nominato sindaco di San
Francisco dalla giunta comunale, nel 1930, in sostituzione del "major" eletto
senatore. Confermato dal voto popolare nel 1931 e poi ancora nel 1935 e nel
1939, e l'uomo che nel 1937 inaugurlò il Golden Gate. Avviato verso la quarta
riconferma, fu azzoppato nel 1942 da un'audizione al Tenney Commettee, la
commissione californiana che indagava sui rapporti tra gli italiani e il
fascismo. Accusato di aver avuto dei rapporti ambigui con gli uomini del regime,
che in quegli anni dominavano il consolato italiano a San Francisco, e di aver
fatto un paio di volte il saluto romano, si difese disperatamente fino a
scoppiare in lacrime. Fu la sua fine.

Arandora Star: la strage
ignorata
Nella foto, l'Arandora Star, un transatlantico da crociera sequestrato dalle
autorità inglesi all'inizio del secondo conflitto mondiale.
Fu qui che, dopo la dichiarazione di guerra da parte di Benito Mussolini,
vennero caricati, con l'accusa di essere spie in servizio o potenziali, oltre
700 immigrati italiani in Inghilterra. Una retata vergognosa: moltissimi erano
indifferenti alla politica, molti vivevano in Inghilterra da quarant'anni e
avevano figli nell'esercito britannico, altri ancora erano addirittura
antifascisti da anni in esilio o ebrei fuggiti dall'Italia dopo le leggi
razziali del 1938.
La nave, sulla quale erano stati concentrati anche 500 prigionieri tedeschi (tra
i quali diversi antinazisti ed ebrei che avevano cercato rifugio oltre Manica)
fu intercettata da un sottomarino tedesco il 2 luglio 1940, silurata e
affondata. Gli italiani che sparirono tra i flutti, urlando disperati nel
tentativo di superare le barriere di filo spinato stese sul ponte, furono 446.
Ma sui giornali dell'epoca non uscì una riga.
Il primo libro italiano sul tema, di Maria Serena Balestracci, è uscito nel
2002: 62 anni dopo l'ecatombe.

Troppe valigie: un reato
Nella foto a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta un gruppo di emigranti in
attesa di partire. Diceva un titolo del "Corriere della Sera" del 6-3-1971: "Per
un italiano che approda in Svizzera è un reato anche portare troppe valigie". La
barzelletta preferita dai razzisti seguaci di James Schwarzenbach era questa:
<Sai cos'è un "sandwich Schwarzenbach"? Un italiano spedito via schiacciato tra
due valigie>.

Vietato l'ingresso agli
italiani
Una fotografia scattata nel 1958 a Saarbrucken, alla finestra di un club. Il
divieto d'ingresso per gli italiani era bilingue. Si tratta solo di un esempio:
simili avvisi, in Germania e soprattutto in Svizzera, erano frequentissimi.

L'italiano di Hollywood:
gangster
Nella foto, una scena con Marlon Brando e Al Pacino de "Il Padrino". Il film è
il massimo esempio di uno dei filoni preferiti del cinema hollywoodiano. L'Italic
Studies Institute di New York, nel 2000, si è preso la briga di esaminare 1057
pellicole girate nella mecca del cinema a partire dal 1928, cioè dall'avvento
del sonoro, in cui qualcuno ha fatto la parte dell'italiano. . I film che davano
di noi un'immagine positiva erano 287 (27%), negativa 770 (73%). Più in
dettaglio, ricorda Ben Lawton nel suo saggio pubblicato nella raccolta Scene
italo-americane curata da Anna Camaiti Hostert, gli italiani criminali erano 422
(40%) contro 348 (33%) rozzi, bigotti, stupidi o buffoni.
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