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I NOMIGNOLI
ABIS:
rospi (Francia,
fine Ottocento)
CARCAMANO:
furbone, quello che calca la mano sul peso della bilancia (diffusissimo in
Brasile)
DAGO:
è forse il più diffuso e insultante dei nomignoli ostili nei paesi anglosassoni,
vale per tutti i latini ma soprattutto gli italiani e l’etimologia è varia. C’è
chi dice venga da they go, finalmente se ne vanno. Chi da until the day goes
(fin che il giorno se ne va), nel senso di «lavoratore a giornata». Chi da
«diego», uno dei nomi più comuni tra spagnoli e messicani. Ma i più pensano che
venga da dagger: coltello, accoltellatore, in linea con uno degli stereotipi più
diffusi sull’italiano «popolo dello stiletto»
FRANÇAIS DE CONI: francesi di Cuneo (Francia, fine Ottocento, con gli immigrati italiani che tentavano di spacciarsi per francesi).
GREASEBALL: palla
di grasso o testa unta (per lo sporco più che per la brillantina, Usa)
KATZELMACHER: fabbricacucchiai (Austria e Germania; nel senso di stagnaro, artigiano di poco conto ma anche «fabbricagattini» forse perché gli emigrati figliavano come gatti. Decenni di turismo tedesco in Italia hanno fatto sì che, negli ultimi anni, si sia aggiunto per assonanza un terzo significato che gioca con la parola italiana «cazzo»).
ITHAKER: giramondi senza patria, vagabondi come Ulisse (gioco di parole tra Italia e Itaca, Germania).
MACCHERONI, MACARONI, MACARRONE:
mangia pasta (in tutto il
mondo e tutte le lingue, con qualche variante)
NAPOLITANO: napoletano (ma buono un po’ per tutti gli italiani in Argentina: in particolare dopo la «conquista del deserto» del 1870 in cui l’esercito argentino che massacrò tutti gli indios aveva vivandieri in buona parte napoletani).
ORSO: in Francia, alla fine dell’Ottocento, con un preciso riferimento agli “orsanti”, i mendicanti-circensi che giravano l’Europa partendo soprattutto dall’Appennino parmense con cammelli, scimmie e orsi ammaestrati.
PAPOLITANO:
storpiatura ironica di napoletano, valida per tutti i meridionali italiani
(Argentina)
RITAL: italiano di Francia (spregiativo ma non troppo, era la contrazione di franco-italien e veniva usato per sottolineare come l’immigrato italiano oltralpe non riusciva neppure dopo molti anni a pronunciare correttamente la «r» francese. È il punto di partenza di Pierre Milza, lo storico francese autore di Voyage in Ritalie).
SALAMETTISCHELLEDE:
affetta salame (solo Basilea)
TANO:
abbreviativo di «napolitano» e di «papolitano» (gioco di parole argentino
intorno a napoletano)
WALSH:
variante tirolese di welsh (vedi)
ZYDROONESCHITTLER: scrolla-limoni (Basilea e dintorni, con un rimando a Wolfgang Goethe e alla celeberrima poesia che ha stimolato la «Sehnsucht», la nostalgia, di tanti artisti tedeschi verso l’Italia: «Conosci tu il paese dove fioriscono i limoni? / Nel verde fogliame splendono arance d’oro / Un vento lieve spira dal cielo azzurro / Tranquillo è il mirto, sereno l’alloro / Lo conosci tu bene? / Laggiù, laggiù / Vorrei con te, o mio amato, andare!». Un amore struggente, adagiato dolcissimo nella memoria. Ma che, al ritorno del grande scrittore nel suo secondo viaggio, sarebbe subito entrato in conflitto con le solite cose: «L’Italia è ancora come la lasciai,/ ancora polvere sulle strade, / ancora truffe al forestiero, / si presenti come vuole. / Onestà tedesca ovunque cercherai invano, / c’è vita e animazione qui, ma non ordine e disciplina; / ognuno pensa per sé, è vano, / dell’altro diffida, / e i capi dello stato, pure loro, / pensano solo per sé...». |