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LAVORO IN
MINIERA
Nel secondo
dopoguerra, scendere nelle miniere del Nord Europa, specie se di carbone, era
attività ormai rifiutata dalla popolazione locale, perfino da lavoratori sulla
soglia della disoccupazione; non dagli emigranti italiani e veneti che vi
venivano indirizzati sulla base di precisi accordi tra i governi.
Il filone di carbone viene aggredito dai martelli pneumatici, col rischio che una scintilla faccia esplodere il gas stagnante nella galleria.
Emigrati
trevigiani davanti alla miniera 28.
A SPACCAR PIETRE Il lavoratore italiano all'estero spesso non aveva scelta: doveva accettare anche i lavori più duri, quelli che gli altri si rifiutavano di svolgere. E così, un po'in tutto il mondo, troviamo i nostri emigrati impegnati 'a spaccar pietre': nelle cave e nelle segherie di marmo, nella costruzione di strade e ferrovie, nello scavo di gallerie o di miniere.
Nelle
concessioni di scavo australiane, ognuno lavorava al proprio pozzo, con pochi
mezzi, strutture improvvisate e ricoveri spesso fatiscenti.
VIVERE DA MINATORI
I terril, montagne di scorie di roccia carbonifera sovrastano anche le costruzioni in
un paesaggio desertificato e anneritodalla polvere.
Funerali di minatori: oltre 500 i morti italiani nelle miniere di carbone in Belgio tra il 1946 ed
il 1953, altri centotrentasei perirono nella tragedia di Marcinelle. |