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Una mola e via per il mondo
Il trentino Domenico Vighi in una celeberrima foto scattata a Londra nel 1924.
Gli arrotini trentini erano famosi in tutta Europa e venivano in larga parte
dalla val Rendena, tanto che a Pinzolo, oggi diventata ricca grazie al turismo,
è stato eretto nel 1969 un monumento a questa categoria di emigranti. Eppure
anche questa professione venne vista dagli xenofobi quale una prova ulteriore
che l' italiano era il "popolo dello stiletto".

Contadini sul Rio Grande
Ecco com'era, nel 1895, la città di Caxias do Sul, nel Rio Grande do Sul. La
schiavitù era stata abolita solo da sette anni, nel 1888, e il Brasile, l'ultimo
stato americano a compiere questo passo, era alla disperata ricerca di
manodopera a basso costo che individuò nei contadini veneti, friulani, lombardi.
Per un certo periodo, il viaggio verso il Brasile era addirittura gratuito. In
cambio del biglietto e della promessa di un pezzo di terra, come ricorda Enzo
Andriolo, gli emigrati "si obbligavano ad andare dove avesse voluto il governo e
venivano inviati sovente in zone selvagge e malsane, a sostituire gli schiavi
liberati. Qui conducevano una vita stentata, isolati, spesso dediti all'alcool,
senza assistenza medica, tormentati dagli insetti e dalla malaria, resi ciechi
dal tracoma".

Dal Friuli alla
Transiberiana
Foto di gruppo, tratta da "L'emigrazione" di Paola Corti (Edizioni Riunite) di
alcuni friulani di Clauzetto immortalati nel 1895 mentre partecipavano alla
costruzione della Transiberiana. Uno di loro, Domenico Indri, scriverà alla
moglie di esser finito lì perché un triestino gli aveva detto di presentarsi con
una squadra a San Pietroburgo "per un grande e nobil progetto del Zar di metter
binari fino alla Cina". La Russia, del resto, è stata a lungo aperta agli
italiani. Dai mercanti della Serenissima fino al biellese Renato Gualino che
durante la Belle Epoque, come racconta Ludovico Incisa di Camerana nel suo "Il
Grande Esodo", aveva nell'Europa balcanica e nell'impero russo un piccolo
"impero dell'Est" fondato su grandi segherie con "più di venti linee
ferroviarie, disposte a ventaglio, (che) portavano i tronchi direttamente dalla
foresta sotto le seghe a multiple lame, e riportavano le assi dalle seghe ai
depositi". Ricchissimo, arrivò a progettare una Nuova Pietroburgo. Travolto
dalla Grande Guerra e dalla rivoluzione russa perse tutto.

Bigiotteria da "vu cumprà"
Nella foto, la bancarella di alcuni emigranti nel 1910 in Germania, simile a
tante altre allestite dagli italiani nel mondo. Un poemetto di Giovanni Pascoli,
"Italy", racconta la storia di due fratelli emigranti, Ghita e Beppe, che
rientrano dall'America a Caprona, un paese vicino a Castelvecchio, con la
nipotina Molly ammalata di tubercolosi: "A Caprona, una sera di febbraio / gente
veniva, ed era gia per l'erta, / veniva su da Cincinnati, Ohio?". I protagonisti
parlano una lingua che e uno strano impasto di toscano, italiano, inglese e
slang "broccolino". E offrono la loro merce in mostra su un "fruttistendo" (in
inglese fruitstand = bottega di fruttaiolo) urlando: "Cheap! Cheap! Cheap!"
("Affare! Affare! Affare!"). E dicono ai clienti che li, "oh yes", si vendono
"checche, candi, scrima?". Cioe, spiega lo stesso poeta nella nota, cakes
(paste, pasticci) candy (canditi) e ice-cream, gelati.

Venditori di cianfrusaglie
Il banchetto carico di cianfrusaglie di due ambulanti italiani in Francia agli
inizi del Novecento. Una foto che somiglia a troppe immagini di cinesi, arabi e
africani scattate in questi ultimi anni e fa giustizia da sola di chi dice, come
lo scrittore Rino Cammilleri, che <noi non siamo mai stati vu cumpra'>.

Professione: uomo orchestra
Nella foto tratta da "Con arte e con inganno" di Marco Porcella (ed. Segep), un
"uomo orchestra" italiano. Moltissimi partivano dall'Appennino ligure-emiliano
per girare tutto il mondo, da Odessa a Parigi, da San Pietroburgo a New York.
Invisi e disprezzati soprattutto a Londra, come dimostrano anche le vignette
pubblicate su questo sito, guadagnavano spesso molto di più che con qualsiasi
altro lavoro. Raniero Paulucci de Calboli, un diplomatico che si occupò con
passione della tratta dei fanciulli e di quella delle bianche, racconta che a
metà ottocento un musicante arrivava a incassare nella capitale inglese anche
una sterlina al giorno, pari a dieci giornate di lavoro di un artigiano e a
venti di un bracciante agricolo.

Via con orsi, bimbi e
cammelli
Nella foto, tratta dal sito dello straordinario Museo degli Orsanti di Compiano,
sull'Appennino parmense, alcuni girovaghi dell'Ottocento: gli "orsanti"
battevano tutte le strade d'Europa per raccogliere soldi (se ne incaricavano i
bambini, addetti a fare tenerezza) dando spettacoli con orsi, cammelli e altri
animali strani ammaestrati.
Conosciuti in tutte le contrade, contribuirono a seminare alcuni dei più odiosi
stereotipi contro gli italiani mendicanti e sfruttatori di bambini.

Vita da
minatore.
Minatori calabresi e florensi a
Monongah nel 1920
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