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DINAMICHE e CARATTERISTICHE generali dell’emigrazione italiana. I tratti caratteristici di questa emigrazione furono l’alto tasso di mascolinità (circa l’ottanta per cento nel periodo iniziale), la giovane età (la maggioranza apparteneva alla fascia di età compresa tra i quindici e i quarant’anni), e l’accentuata temporaneità (negli anni 1861-1940 solo un terzo decise di fermarsi definitivamente all’estero). Nel grande quadro dell'emigrazione europea dell'Ottocento e dei primi decenni del Novecento, tali caratteristiche strutturali, relative al sesso e all’età delle masse degli emigranti, costituiscono un elemento di sostanziale omogeneità. A emigrare, anche dall'Italia, quindi, sono soprattutto i maschi adulti, quelli che con maggiore probabilità troveranno un lavoro qualsiasi. Espatriati per sesso e per destinazione (in migliaia)
Ciò vale, tuttavia, piuttosto per l'Italia del nord e per l'emigrazione "temporanea" in cui si parte pensando a tornare prima possibile. Per il sud, invece, conseguentemente al carattere definitivo o comunque di lunga durata dell'emigrazione, sono più frequenti i casi di famiglie intere che lasciano i propri paesi. Comunque, sia la proporzione dei sessi, tra maschi e femmine, che quella tra le diverse fasce d'età risultano nell'emigrazione sbilanciate a favore degli uomini e dei più giovani. Questo fatto avrebbe avuto a lungo andare un risvolto negativo, in modo particolare per le aree più svantaggiate del mezzogiorno e per quelle più interne e montuose del paese.Come si è prima accennato, infatti, il depauperamento delle migliori energie umane che ne derivò fu compensato solamente in parte dalle rimesse degli emigranti. Sul piano demografico l'impatto del fenomeno migratorio provocò una perdita netta di popolazione, data dalla differenza tra espatri e rimpatri, di circa 9 milioni di italiani registrata dall'unificazione alla fine degli anni '70 del presente secolo, e una certa diminuzione della natalità (negli anni 1901-10 passa dal 32,7 al 27,2 per mille). Si trattò di un esodo di popolazione agraria, prevalentemente analfabeta: nel 1871 il tasso di analfabetismo nazionale era del 67,5, e nelle regioni meridionali superava spesso il 90 per cento. I contadini, agricoltori e braccianti, non furono gli unici protagonisti: artigiani, muratori e operai li accompagnarono. Le modalità dell’emigrazione e dell’insediamento si articolarono prevalentemente attraverso catene migratorie familiari e di mestiere. Non trascurabili furono, specialmente nei primi anni del grande esodo, i numerosi episodi di sfruttamento degli emigranti che iniziava ancor prima della partenza dal momento che una forma di finanziamento del biglietto transoceanico era costituta dal credito. Dopo essere stati taglieggiati e raggirati in patria dagli agenti di emigrazione una volta giunti in America non trovarono una situazione migliore: da un’inchiesta del 1897 a Chicago risultò che il 22 per cento degli immigrati italiani lavorava per un padrone; ciò implicava il versamento di una tangente per ottenere un lavoro e l’abitazione e l’obbligo di acquistare le merci in uno spaccio indicato. Gli italiani furono in questi anni oggetto di numerosi episodi di xenofobia sia in Europa che negli Stati Uniti. I più noti sono quelli di Aigues Mortes, in Francia, dove nel 1893 morirono nove italiani per mano di una folla inferocita che colse un banale pretesto per vendicarsi della disponibilità degli italiani ad accettare paghe più basse dei lavoratori francesi. Negli Stati Uniti, a New Orleans, nel 1901 undici siciliani vennero linciati con l’accusa di appartenere alla Mafia. Sempre in America i calabresi e i siciliani vennero descritti da una commissione parlamentare, istituita nel 1911 per analizzare il fenomeno della nuova immigrazione, come coloro che davano un contributo fondamentale alla crescita del fenomeno della delinquenza nelle città americane. Nei primi decenni di immigrazione la statistiche censivano separatamente italiani del Nord e del Sud, attribuendo i primi a un’ipotetica razza "celtica" ed i secondi alla razza mediterranea; la voce del censimento che riguardava gli italiani inserì i siciliani sotto la voce non white, perché di pelle scura. Le leggi sull’immigrazione promulgate durante gli anni venti rifletterono il pregiudizio antimeridionale: di fatto posero fine all’immigrazione italiana negli Stati Uniti, stabilendo delle quote per ogni nazionalità, discriminarono, di fatto, tra le popolazioni del nord Europa e quelle dell’Europa Sud Orientale.
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