Demografia e legislazione interna
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LA SITUAZIONE DEMOGRAFICA IN ITALIA COME PREMESSA ALLE MIGRAZIONI INTERNE DEGLI ANNI SESSANTA.

 

 

Molti italiani si sono spostati all'interno del Paese, da una regione all'altra alla ricerca di un lavoro, per ricongiungersi con la famiglia, per crearne una nuova. Ecco di seguito analizzate  le principali dinamiche demografiche che hanno favorito e in buona parte determinato  questo imponente fenomeno migratorio.


Negli anni successivi alla Seconda Guerra Mondiale, si assiste allo sviluppo demografico nazionale, ma l'incremento della popolazione, non ha un andamento omogeneo fra Nord e Sud. Mentre il quoziente di accrescimento naturale della popolazione è rimasto pressoché costante nelle regioni del Mezzogiorno, la natalità ha subito un forte declino nelle regioni del Nord e, sia pure in misura inferiore, in quelle dell'Italia centrale.

 

Come si può rilevare dai censimenti dell'epoca, ancora nel 1912 - 1913 non risultavano differenze sostanziali nell'incremento naturale della popolazione, tra le quattro grandi ripartizioni geografiche del paese.

I quozienti d'incremento erano infatti i seguenti:

  1. Italia Settentrionale 13,3;
  2. Centrale 13,3;
  3. Meridionale 14,7;
  4. Insulare 12,7.

 

 


Nel 1925-'26, invece, gli indici di accrescimento naturale, appaiono già sensibilmente variati tra le diverse ripartizioni geografiche:

  1. Italia Settentrionale 8,8;
  2. Centrale 10,6;
  3. Meridionale 13,6;
  4. Insulare 11,3.


Nei decenni successivi tale tendenza si è ulteriormente accentuata. Gli indici, per il quinquennio 1936-'40 sono i seguenti:

  1. Italia Settentrionale 6,9;
  2. Centrale 9;
  3. Meridionale 13,8;
  4. Insulare 12,4.


Nel biennio 1954 - 1955 si sono avuti i seguenti indici:

  1. Italia Settentrionale 4,7;
  2. Centrale 7;
  3. Meridionale 15,1;
  4. Insulare 14,3.

Infine, nei primi anni '60, quozienti d'incremento naturale per le quattro grandi ripartizioni geografiche sono stati:

  1. Italia Settentrionale 4,9;
  2. Centrale 7,2;
  3. Meridionale 15,1;
  4. Insulare 13,8.

Dall'esame di questi dati deriva una prima osservazione: vi sono grandi regioni del Nord, come ad esempio il Piemonte e la Liguria dove, nel periodo fra 1955 e 1960, il movimento naturale della popolazione è stato caratterizzato o da incrementi annuali inferiori all'1 per mille, o da riduzioni annuali assolute della popolazione.

Si deve costatare inoltre, che il divario sul ritmo d'incremento naturale della popolazione tra Nord e Sud è una delle cause - insieme allo sviluppo economico e alla concentrazione monopolistica localizzati essenzialmente nelle regioni del triangolo industriale - che determinano i rilevanti spostamenti di popolazione verificatisi specialmente dal 1950 in poi e tuttora in atto dal Sud verso il Nord.

L'emigrazione interna, dalle regioni del Mezzogiorno verso quelle del Centro-Nord, anche se è stato un fenomeno massiccio negli anni del dopoguerra, non può essere valutata appieno, perché era in vigore fino al 1961 la legislazione fascista contro l'urbanesimo e le migrazioni interne, che impediva ai cittadini di usufruire pienamente della libertà di residenza sancita dalla Costituzione. Ciò vuol dire che i dati delle iscrizioni e cancellazioni anagrafiche dei comuni non possono fornire un quadro attendibile degli spostamenti di popolazione dal Sud al Nord.


Il fenomeno delle migrazioni interne, in Italia, è sempre stato presente in tutti questi anni. Gli italiani non hanno mai smesso di spostarsi, infatti, sono ancora migliaia quelli che abbandonano le città natali per cercare lavoro in altre zone d'Italia. Di certo il fenomeno così come si presenta ai giorni nostri, non è più l'esodo verso i grandi centri industriali del Nord, che connotò gli anni '60, ma appare ad un'analisi approfondita molto più complesso e multiforme. Esso comprende ,infatti,accanto allo spostamento di lavoratori extracomunitari anche gli spostamenti che gli stessi italiani continuano a fare dalle regioni in crisi (economica o sociale che sia) a quelle in cui c'è più offerta di lavoro mentre   un'analisi più accurata ci rivela che la meta privilegiata di tale emigrazione interna al paese, alle soglie del Duemila, non è più la grande città, ma la grande provincia.

Analizziamo il fenomeno così come si presenta adesso: