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LE CAUSE e gli EFFETTI dell’emigrazione italiana. L'emigrazione fra Ottocento e Novecento non fu un fenomeno solamente italiano ma si inserisce in un quadro migratorio di eccezionale ampiezza che coinvolse gran parte dell'Europa. Si stima che non meno di 40 milioni di europei lasciarono tra il 1800 e il 1930 il vecchio continente per non farvi più ritorno.Oltre che nella pressione demografica derivante dalla incapacità o impossibilità di un paese a espandersi a ritmi tali da tener dietro a quelli di incremento della popolazione, gli storici elencano i seguenti fattori scatenanti o quanto meno predisponenti l'emigrazione: q la situazione economica; q l'attrattiva esercitata dalle opportunità di arricchimento e di una sistemazione economico-sociale vantaggiosa (si pensi alla corsa all'oro, alle terre vergini, e ad altre opportunità più o meno eccezionali e/o fantasiose); q il sistema dei trasporti che ha influenzato, assieme alla posizione geografica, tanto le zone di partenza che quelle di arrivo o di insediamento; q i fattori politici, favorevoli o contrari all'emigrazione a seconda del perseguimento o meno di una politica espansionistica da parte delle nazioni di immigrazione; q i fattori umani, quali l'esistenza di colonie o regioni o nazioni già a forte insediamento di nuclei di immigrati della stessa nazionalità. Gli stessi esperti avvertono che la complessità del fenomeno e la mancanza di informazioni sufficienti impediscono uno studio specifico sulla considerazione del peso avuto da ciascuno dei fattori considerati e di altri che possano essere rintracciati. Si può invece affermare con sufficiente sicurezza che, nel complesso, le migrazioni europee contribuirono da una parte ad alleviare, almeno momentaneamente, tensioni non solo demografiche nei paesi di partenza, dall'altra si rivelarono spesso decisive per la costruzione di società nuove e per il progresso e la definitiva affermazione di società più giovani di quelle europee. Nello specifico, tra i motivi dell’esodo migratorio italiano, oltre agli effetti della crisi agraria degli anni ottanta dell’Ottocento e l’aggravarsi delle imposte nelle campagne meridionali dopo l’unificazione del paese, sono da citare il declino dei vecchi mestieri artigiani e delle industrie domestiche. Nel Sud Italia la condizione contadina era aggravata dalla presenza di piccole proprietà insufficienti per il mantenimento e dal latifondismo. Scriveva Gaetano Salvemini: “Nel Sud si ricava dalla terra appena tanto da mangiare e da pagare le tasse… E alla prima difficoltà tutto va per aria. Se non ci fosse l’emigrazione transoceanica, avremmo ad ogni cattiva raccolta.. delle vere e proprie crisi di fame”.
Alla radice del fenomeno
stavano, inoltre, i profondi squilibri dello sviluppo economico e sociale
italiano, soprattutto fra nord e sud, fra città e campagna, fra zone
industrializzate o a tendenziale industrializzazione e zone agrarie arretrate e
in via di disgregazione sociale ed economica. La contraddizione tra la crescente
pressione demografica e la scarsa disponibilità di nuovi posti di lavoro di una
struttura economica arretrata poteva essere risolta o attraverso un radicale
rivoluzionamento della struttura economica stessa o attraverso la valvola di
sfogo dell'emigrazione. Ai fattori di espulsione si sommavano quelli di attrazione: mai prima di allora c’era stata tanta richiesta di manodopera in Europa, soprattutto in Francia e in Svizzera, e nelle Americhe. L’Argentina incoraggiava l’immigrazione per la colonizzazione delle sue terre, in Brasile dove dal 1888 era stata abolita la schiavitù, vi era gran richiesta di braccia per le fazendas: intere famiglie prevalentemente venete, vennero reclutate e lavorarono per i latifondisti in una sorta di regime mezzadrile. Il lavoro svolto dagli immigrati dipendeva quindi dalle offerte del mercato del lavoro nei paesi di insediamento. Negli Stati Uniti gli italiani si concentrarono nelle grandi città del Nord Est privilegiando i lavori salariati, anche in vista del rientro in Italia, e furono impiegati nelle fabbriche, nella costruzione di strade e ferrovie e nelle miniere. |