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L'istruzione L'analfabetismo era una delle peggiori piaghe che affligevano le popolazioni contadine, specie quelle del Sud. La lotta per l'istruzione aveva costituito uno dei principali obiettivi del neonato stato italiano, senza peraltro riscuotere grandi successi. I bambini frequentavano le scuole, quando lo facevano, solo durante le stagioni morte per il lavoro dei campi. I tassi di analfabetismo delle donne furono sempre superiori a quegli degli uomini poiché questi ultimi venivano istruiti durante la leva. Inoltre, fino al 1888 anche gli alfabetizzati spesso sapevano leggere ma non scrivere poiché questa seconda attività non rientrava nei programmi delle prime classi elementari. Nel 1861 il 28 per cento delle donne "istruite" sapeva solo leggere, contro il 12,8 per cento dei maschi (De Giorgio, 1992, 437; Cappelli, 1991, 177-91). Nel 1871, nel pieno della grande emigrazione, in Italia la percenuale di analfabetismo era del 72,96 per cento (67,04 maschi 78,94 per le femmine). Nel 1881 ci fu un leggero declino: 67,25 per cento (61,03 tra i maschi e 73,52 tra le donne).
Tabella 3: Analfabetismo in Italia
L'esodo migratorio ebbe però un immediato impatto positivo sul paese di partenza proprio nel settore dell’istruzione. Interessanti sono le considerazioni, relative alle varie regioni della penisola, sugli effetti dell'esperienza migratoria sull'istruzione: "la necessità dell'istruzione fu sentita soltanto allorché il contadino sperimentò al contatto dei popoli più civili la sua inferiorità, allorché alla separazione dalla famiglia fu conforto lo scambio di corrispondenze epistolari. La coscienza di quella necessità attestano le vive raccomandazioni degli emigrati alle mogli perché curino la frequenza dei figli alle scuole", notò il delegato degli Abruzzi, Cesare Jarach (Jarach, 1909, 270). Anche in Basilicata e Calabria l'istruzione venne incentivata: "frequenti sono le raccomandazioni che vengono dagli emigrati affinché i fratelli o i figli, o i nipoti siano mandati a scuola" (Azimonti,1909, 64). "Il fanciullo viene mandato a scuola perché il padre scrive dall'America che suo figlio deve crescere istruito" (Scalise, 1909, 95). Per la Sicilia Giovanni Lorenzoni osservava: "Un effetto indubbio dell'emigrazione e misurabile anche statisticamente è l'aumentata frequenza delle scuole da parte dei figli degli emigrati... abbiamo mostrato come dopo soli quattro anni di intensa emigrazione l'iscrizione dei ragazzi alla scuola sia aumentata di un terzo, e come questo effetto fosse dovuto per l'appunto alle esortazioni degli emigrati, i quali ordinano alle loro mogli di mandare i propri figli a scuola" (Lorenzoni, 1910, 851).
Sin dagli inizi dell'emigrazione di massa verso gli Stati Uniti si riscontrò un aumento di interesse nei confronti dell'istruzione, come notò in Sicilia Giovanni Lorenzoni (Lorenzoni, 1910, 257): un effetto indubbio dell'emigrazione e misurabile anche statisticamente è l'aumentata frequenza delle scuole da parte dei figli degli emigrati... abbiamo mostrato come dopo soli quattro anni di intensa emigrazione l'iscrizione dei ragazzi alla scuola sia aumentata di un terzo, e come questo effetto fosse dovuto per l'appunto alle esortazioni degli emigrati, i quali ordinano alle loro mogli di mandare i propri figli a scuola (Lorenzoni, Sicilia, 851). In Abruzzo Cesare Jarach ne analizzò i motivi: La necessità dell'istruzione fu sentita soltanto allorché il contadino sperimentò al contatto dei popoli più civili la sua inferiorità, allorché alla separazione dalla famiglia fu conforto lo scambio di corrispondenze epistolari. La coscienza di quella necessità attestano le vive raccomandazioni degli emigrati alle mogli perché curino la frequenza di figli alle scuole (Cesare Jarach, Abruzzi, 270). Anche in Basilicata l'istruzione venne incentivata: "frequenti sono le raccomandazioni che vengono dagli emigrati affinché i fratelli o i figli, o i nipoti siano mandati a scuola" (Azimonti, Basilicata e Calabrie, 64.) In Calabria, la regione con la più alta percentuale di analfabetismo, si rileva: In questi ultimi tempi si nota però un risveglio, un desiderio d'imparare. Laddove l'emigrazione è avvenuta su vasta scala ed ha migliorato le condizioni economiche della povera gente, le scuole, da spopolate che erano, diventano un anno più dell'altro frequentate. Bisogna vedere lo zelo che mettono le mamme popolane per far accogliere i figli a scuola e nel vigilarne i piccoli progressi! Il fanciullo viene ripulito, vestito a nuovo, accompagnato a scuola e raccomandato con viva espressione di calore alla diligenza del maestro, perché il padre scrive dall'America che suo figlio deve crescere istruito, perché ora soltanto si accorge del danno del non sapere (Scalise, 1909, 567). |